Un po’ di Storia del Comune di Cervignano


L’ Abbazia di San Michele
La storia cruciale di Cervignano si apre nel 912. Siamo a Pavia, la capitale
longobarda ormai conquistata dai Franchi, e il re Berengario, in un
diploma, consegna ad Abbone tutte le prerogative che spettano al suo
monastero, da pochi anni devastato dagli Ungheri. Il monastero è quello
di “Sancti Michelis Archangeli de Cerveniana _ nibus Foroiuliensibus” e il
suo abate, Abbone, è il superiore della badia benedettina di San Michele,
la più antica del Friuli, che la tradizione vuole fondata nel 668.
In realtà la data di fondazione è sconosciuta; ma è certo che la prima
parte della storia medioevale di Cervignano, dopo le frammentarie tracce
dell’età del bronzo (frammenti di spade, asce e coltelli ritrovati in più
punti di Cervignano) e dopo l’urbanizzazione romana (realisticamente
Cervignano era un vicus, un villaggio al servizio di una villa signorile
magari proprio di quel Cervenius o Cervonius che ha dato il nome alla
città), si intreccia indissolubilmente alle vicende del monastero, la cui
chiesa, stretta fra il chiostro e il castrum forti_ cato della comunità laica,
si trovava nell’attuale piazza Marconi. Il monastero cessò di esistere nei
primi tre decenni del XI secolo. Nel 1028 l’imperatore Corrado donò
al patriarca Poppo il territorio della Bassa e questi, nel 1036, fondò il
monastero femminile di Santa Maria di Aquileia, a cui donò anche il
territorio dell’abbazia cervignanese (“castrum cirviganum cum silva”,
recita la pergamena che racchiude la più antica attestazione del nome di
Cervignano). Nel 1081 la badessa e gli abitanti del luogo siglarono un
contratto sicché gli uomini liberi di Cervignano, Muscoli, Terzo e San
Martino poterono riconoscersi come “Comune rurale”, il primo in Friuli e
fra i primi in Italia.
La più antica traccia della Cervignano medievale è il mosaico policromo
di piazza Marconi, che in origine ornava il pavimento della Chiesa
abbaziale di San Michele. Databile tra l’VIII e il IX secolo, in piena
epoca longobarda, il mosaico rivela il tentativo di imitare lo splendore
delle basiliche di Grado e Aquileia, con _ gurazioni insolite in un’abbazia
settentrionale: palmetta al centro, doppio cerchio decorativo, motivi
geometrici ed arborei, più quattro uccelli agli angoli di cui uno intento
a beccare una foglia rossa. Composto di tessere nere, bianche e di cotto,
il pavimento proseguiva con un’aquila di «squisita fattura, il cui petto è
formato con tessere di vetro dorato».

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